Firenze (venerdì, 4 aprile 2025) — Adottare un’alimentazione tipicamente occidentale, ricca di cibi lavorati e ipercalorici, può aumentare l’infiammazione e indebolire la risposta immunitaria. Al contrario, tornare a una dieta tradizionale africana – a base di verdure, legumi, cereali integrali, frutta e alimenti fermentati – può contribuire a rafforzare le difese dell’organismo e migliorare il metabolismo. Lo rivela uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine, a cui ha partecipato anche l’Università di Firenze insieme all’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer.
di Arianna Furleo
La ricerca, dal titolo “Immune and metabolic effects of African heritage diets versus Western diets in men: a randomized controlled trial”, è frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto l’Università di Njimegen (Paesi Bassi) e il Kilimanjaro Christian Medical University College (Tanzania).
Lo studio: un confronto tra due mondi alimentari
Lo studio ha coinvolto 77 uomini in buona salute, residenti in Tanzania, provenienti sia da aree urbane che rurali. I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi per una sperimentazione della durata di due settimane:
- Il primo gruppo ha abbandonato la dieta africana tradizionale per seguire un’alimentazione occidentale.
- Il secondo ha compiuto il percorso inverso, passando da una dieta occidentale urbana a una tradizionale africana.
- Il terzo gruppo ha integrato la propria dieta con una bevanda fermentata a base di banana, contenente lieviti e lattobacilli. Un ulteriore gruppo di controllo ha mantenuto le proprie abitudini alimentari.
I risultati: l’alimentazione incide su infiammazione e sistema immunitario
I ricercatori hanno monitorato i cambiamenti nel sistema immunitario, i marcatori infiammatori nel sangue e i processi metabolici dei partecipanti all’inizio dello studio, dopo due settimane e infine dopo quattro settimane.
I risultati sono stati chiari: chi è passato a una dieta occidentale ha mostrato un aumento delle proteine infiammatorie nel sangue, segnali tipici delle patologie legate allo stile di vita come diabete e malattie cardiovascolari. Inoltre, è stata osservata una riduzione dell’efficacia della risposta immunitaria. Al contrario, chi ha adottato una dieta tradizionale africana o ha assunto la bevanda fermentata ha evidenziato una riduzione significativa dei marcatori infiammatori, con effetti che in alcuni casi sono perdurati anche dopo quattro settimane.
Un progetto europeo per una dieta sana e sostenibile
“La ricerca – spiegano i professori Duccio Cavalieri e Paolo Lionetti dell’Università di Firenze – nasce nell’ambito del progetto europeo Transmic, finanziato dal programma Horizon 2020. L’obiettivo è studiare il legame tra alimentazione, microbiota intestinale e salute utilizzando come modello le popolazioni africane esposte a diverse abitudini alimentari”.
Un monito per l’Africa e per l’Occidente
Secondo i ricercatori, lo studio lancia un doppio messaggio: da un lato, mette in guardia contro l’abbandono delle diete tradizionali in Africa, sempre più frequente con la crescita delle aree urbane e la diffusione di prodotti industriali; dall’altro, evidenzia quanto una dieta occidentale possa essere dannosa anche per le popolazioni europee e nordamericane.
“È un segnale chiaro – concludono gli studiosi –: la nostra salute passa anche e soprattutto da ciò che mangiamo. Le diete tradizionali, semplici e naturali, possono proteggerci dalle malattie molto più di quanto immaginiamo”.
Last modified: Aprile 4, 2025