Firenze (lunedì, 24 marzo 2025) — Dal 28 al 30 marzo il Teatro di Rifredi di Firenze ospita la prima rappresentazione italiana di Toccando il vuoto, adattamento teatrale dell’omonimo memoir di Joe Simpson. Un’opera intensa, che porta in scena il drammaturgo scozzese David Greig, con la regia di Silvio Peroni e un cast d’eccezione: Lodo Guenzi, Eleonora Giovanardi, Giovanni Anzaldo e Matteo Gatta. La produzione è a cura di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, Argot Produzioni e ACCADEMIA PERDUTA / ROMAGNA TEATRI, con il supporto di AMAT e il contributo della Regione Toscana.
di Arianna Furleo
Il testo, basato su eventi reali, catapulta il pubblico nel 1985, tra i ghiacciai delle Ande Peruviane, dove gli alpinisti Joe Simpson e Simon Yates affrontano una scalata estrema. Durante la discesa, un tragico incidente porta Simpson a precipitare in un dirupo. Yates, in preda alla disperazione e alla paura, si trova davanti a una decisione drammatica: tagliare la corda per salvarsi o tentare l’impossibile per soccorrere l’amico, rischiando la propria vita.
La narrazione si sviluppa attraverso un intreccio che fonde passato e presente, mettendo lo spettatore di fronte a un dilemma morale universale: E se fossi stato io? Cosa avrei fatto? Il dramma di Simpson e Yates non è solo una storia di montagna, ma una riflessione profonda sul limite tra sopravvivenza e colpa, tra coraggio e paura.
Uno degli elementi più affascinanti della regia di Silvio Peroni è la capacità di trasportare il pubblico in un’atmosfera onirica e surreale, dove il confine tra realtà e allucinazione si fa labile. La scenografia di Eleonora De Leo alterna spazi concreti, come il pub dove i protagonisti rievocano la loro impresa, a paesaggi ostili e spogli, che restituiscono il gelo e l’isolamento della montagna. Le luci di Gianni Bertoli e le musiche originali di Oliviero Forni amplificano il senso di vertigine e solitudine.
L’opera esplora anche il tema dell’ossessione. Cosa spinge un alpinista a sfidare la natura? È una necessità primordiale o una ricerca di senso? Simpson stesso, nelle sue parole, rovescia il punto di vista: non è scalare a essere strano, ma non scalare. L’uomo è nato per arrampicare, per superare i propri limiti, mentre la routine della vita moderna appare come una gabbia artificiale. Un pensiero provocatorio, che invita a riflettere sul significato più profondo delle nostre scelte.
Il regista Silvio Peroni porta in scena il testo di Greig con una sensibilità che mescola tensione e introspezione. Con un background consolidato nella drammaturgia contemporanea, Peroni ha lavorato su testi di autori come Will Eno, Nick Payne e Harold Pinter, costruendo spettacoli che pongono al centro il rapporto tra attore e testo. In Toccando il vuoto, la sua regia enfatizza il viaggio interiore dei protagonisti tanto quanto l’epica lotta contro la montagna.
Con una durata di un’ora e quaranta minuti, Toccando il vuoto non è solo un racconto di sopravvivenza, ma un’esperienza teatrale che sfida la percezione dello spettatore. Lo porta a interrogarsi, a vivere il dramma come se fosse lì, sospeso tra la vita e la morte, tra il dovere morale e l’istinto di sopravvivenza. Uno spettacolo che promette di lasciare il segno, portando il pubblico a toccare con mano la fragilità e la forza dell’animo umano.
Last modified: Marzo 24, 2025